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11.05.2006 Le lastre polimeriche con sviluppo ad acqua Chiara Giorgetti
 

Il testo seguente è una sintesi del dvd Printmaking in the Sun di Dan Welden mostrato nell'incontro con il pubblico all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano il giorno 8 maggio (su Printshow).
Il video mostra chiaramente i passaggi per realizzare le matrici polimeriche sviluppabili ad acqua.
Il sistema, nuovo forse solo per alcuni artisti che si occupano di stampa d'arte, è da molti anni utilizzato nelle industrie grafiche e si presenta come una valida alternativa nei laboratori che non dispongono di adeguate strutture per lo smaltimento di vapori e sostanze dannose. La facilità e semplicità nel suo utilizzo lo rendono inoltre mezzo ideale per essere impiegato nei laboratori di tecniche dell'incisione delle accademie.



Nel video realizzato nella sua casa studio di Sag Harbor, Long Island, distante un paio d'ore da New York, Welden introduce il metodo detto Solarplate, da lui sviluppato nei primi anni '70.
Con una sequenza di suoi lavori a colori illustra, all'inizio del video, una prima serie di qualità grafico-visive ottenibili mediante l'utilizzo di questo metodo.
Accanto al lavoro di artista Welden si occupa della casa editrice Hampton Editions L.T.D (da lui fondata nel 1972, che ha lavorato e lavora con molti artisti, tra questi: Dan Flavin, William King, David Salle ecc), a queste attività si aggiunge il suo impegno come insegnante di incisone e stampa d'arte negli Stati Uniti e in varie parti del mondo.
Dalle esperienze con vari artisti sono state scelte alcune stampe per evidenziare le molteplici possibilità nell'utilizzo del metodo Solarplate: una prima serie di figure, realizzate da Eric Fischl, evidenzia la gamma di tonalità e qualità dei segni incisi. Tali qualità grafiche non sono derivate da altri processi, si tratta sempre e comunque di stampe realizzate con un processo originale e non meramente riproduttivo. Le immagini sono disegnate direttamente su un vetro sabbiato o su una superficie di inchiostro. A seguire viene mostrata un'opera di Debe Riley, realizzata a partire da un trasparente fotografico successivamente rielaborato dall'artista grattando via il colore e utilizzando di nuovo l'inchiostro. Il metodo utilizzato dall'artista aborigena Jody Watson vede, invece, come immagine di partenza un negativo elaborato nei diversi passaggi di stampa. L'immagine fotografica di David Hoptman, che si è avvalso dell'uso di Photoshop, ha invece una qualità finale che si avvicina a quelle caratteristiche della photogravure.

Welden passa, quindi, alla preparazione di due lavori utilizzando fogli di acetato e inchiostro calcografico per realizzare le lastre polimeriche: una per l'intaglio, l'altra per la stampa a rilievo. L'approccio al lavoro ricorda per certi aspetti il monotipo e il lavoro "diretto" del litografo per l'immediatezza del risultato visivo. Oltre a poter disegnare sull'acetato, si può usare mylar, vetro, negativi fotografici e quant'altro l'artista consideri mezzo adeguato al proprio lavoro. Vi è inoltre la possibilità di lavorare la lastra in maniera diretta, senza l'utilizzo del film trasparente, intervenendo con inchiostri, matite o qualsiasi materiale capace di bloccare l'azione della luce, praticando segni, pennellate, tamponature, ecc. Un ulteriore vantaggio, oltre ai costi contenuti e alla possibilità di lavorare in positivo, consiste nel poter preparare la matrice in un ambiente illuminato da luce artificiale non necessitando della camera oscura.

Il filmato prosegue mostrando i vari passaggi dal disegno alla lastra. Il primo acetato viene preparato per l'intaglio il secondo per il rilievo. Il disegno su acetato offre la possibilità di essere rielaborato, come ci mostra Welden, utilizzando uno straccio. Una volta completato si passa del talco sopra l'inchiostro per asciugare e rendere l'immagine opaca. A questo punto si prendono dal folder le lastre polimeriche.
La lastra è composta da una superficie sensibile alla luce collocata su un supporto di acciaio, va maneggiata con cura evitando di appoggiare le dita sopra il film fotosensibile. In questa fase è necessario lavorare lontano dalla luce solare o da altre fonti di luce ultravioletta. Si colloca, quindi, l'acetato con la parte disegnata a contatto con la lastra, un vetro e delle pinze terranno fissato ad un supporto rigido il lavoro. A questo punto si passa all'esposizione alla luce del sole (UVA). I tempi sono in relazione all'intensità della luce solare. Passati pochi minuti la lastra viene posta in una bacinella e sciacquata con l'aiuto di una spazzola e asciugata, infine, con dei giornali. La lastra dell'intaglio, contrariamente all'altra, necessita di una doppia esposizione alla luce, prima con uno schermo puntinato (aquatint screen) successivamente con l'acetato del disegno. I tempi dipendono dall'intensità dei toni dell'immagine. Per l'intaglio la lastra viene risciacquata meno a lungo rispetto alla precedente: appena l'immagine appare è pronta. In entrambi i casi si usa acqua del rubinetto. Le lastre sono quindi messe alla luce per far indurire la superficie fotosensibile.
Si passa, infine, alla stampa. Welden usa un inchiostro nero calcografico (BoneBlack Graphic Chemical) e un composto (Easy wipe) che agevola la pulitura dell'inchiostro. Preparati gli angoli, si inchiostra e pulisce nei modi usuali: spatola, tarlatana, carta. In fase di inchiostratura e pulitura può agevolare il lavoro una superficie magnetica che terrà ferma la matrice. Viene stampata per prima la lastra dell'intaglio (la carta usata è la Hanhemule) e successivamente, a registro, la seconda lastra del rilievo, utilizzata per ultima poiché Welden è interessato ad evidenziare il goffrage. Fatta una prima prova vengono modificati i colori per trovare un equilibrio cromatico più adeguato al risultato finale.
In seguito ne sarà fatta un'edizione.