Torna alla home...
 

contributi

laboratorio

non toxic zone

artisti

news

links
 
Glossario della stampa d'arte



Collabora con noi

Aggiungi Printshow.it ai tuoi preferiti


 
   
 
 
 
 
02.11.2004 Incisione chimica senza acidi: dalle prime soluzioni acide fino agli attuali sali corrosivi Eva Figueras Ferrer
 

Abraham Bosse, un discepolo di Callot, pubblicaI nel 1645 uno dei primi trattati sull'incisione intitolato Traité des manières de graver en taille douce et sur l'airin par le moyen des Eaux Fortes et des vernis dur et mol. In questo trattato Bosse descrive la tecnica imparata dal suo maestro Callot che l'aveva appresa in Italia. Si parla di una vernice da liutai che Callot usava la cui base non era cera ma olio di semi di lino, più dura della vernice nera e resistente alla ciappola, uno strumento con cui Bosse otteneva ottimi risultati simili al bulino. Non si sa se la soluzione acida usata dal Bosse fosse stata sviluppata da lui o imparata dal Callot - il quale, per quanto ne sappiamo fino ad oggi, non ha lasciato scritto alcun manuale- o se il composto non fosse di origine italiana. Nelle tabelle seguenti troviamo in dettaglio ingredienti e quantità necessarie per la formula di Bosse.
Tavola 1. Soluzione acida di Abraham Bosse
Ingredienti Quantità
Aceto di vino 1,7 litri
sali di ammonio (cloruro di ammonio) 170 grammi
sale 170 grammi
acetato di rame 110 grammi

Manuel de RuedaII, nel 1761, scrisse uno dei primi trattati in spagnolo. Facendo riferimento a varie formule di Bosse: Instrucción para gravar en cobre y perfeccionarse en el gravado al burin, al agua fuerte y al humo. La formula è quella nella tabella riportata sotto. Il procedimento di preparazione consiste nel mischiare tutti gli ingredienti in un contenitore di terracotta non in uno di metallo poichè può alterare il composto, che viene quindi bollito a fiamma diretta. Il tempo richiesto di cottura è difficilmente quantificabile; nel testo questo è specificato come il tempo necessario per portarlo ad ebollizione tre volte.
Tavola 2. Soluzione acida di Manuel de Rueda
Ingredienti Quantità
Aceto di vino 1,5 litri
sali di ammonio (cloruro di ammonio) 110 grammi
sale 110 grammi
acetato di rame 60 grammi

Mettendo a confronto i due composti, la quantità di aceto di vino è quasi la stessa, ma possiamo vedere che le proporzioni di sali e verde rame (acetato di rame) risultano doppie in Bosse rispetto a quella di De Rueda.

Abbiamo prodotto e testato entrambe le formule e i risultati ottenuti sono abbastanza simili sebbene l'intensità dell'azione risulta molto differente: quella di Bosse incide molto più rapidamente mentre quella di Rueda è più lenta e produce dei risultati molto precisi.

Come possiamo spiegare questa grande differenza di concentrazione dei componenti in un periodo che è appena più di un secolo? Secondo me la spiegazione di questa differenza sta nel modo in cui l'acido veniva applicato alla lastra. Abraham BosseIII spiega dettagliatamente la procedura da seguire: egli non immerge la lastra in una vaschetta da acidatura, come facciamo oggigiorno, ma poneva la lastra quasi verticalmente sopra un lavandino supportato da un trespolo e il composto corrosivo veniva versato sopra dall'alto da una pentola di terracotta o qualcosa di simile. In questo modo la soluzione scorre via nel lavandino sottostante e l'incisore lo raccoglie e lo riversa nuovamente sulla lastra. Si tratta di un procedimento molto lento. L'incisore controlla la profondità della morsura man mano e la blocca con una mistura di grasso e olio nelle zone che devono essere più chiare, quindi continua a versare la soluzione mordente fino al risultato voluto.

François Courboin in L'estampe Française definisce il metodo di Bosse eau forte à couler perchè era necessario far scorrere sul rame la soluzione mordente. La lastra doveva essere in posizione quasi verticale per evitare la formazione di sali sulla superficie del rame che avrebbero fermato la morsuraIV. Manuel de Rueda spiega come immergere la lastra in una bacinella con un bagno corrosivoV: " preparare una scatola di misura appropriata con tavole molto sottili, dipingerla all'interno e all'esterno con olio in modo che non possa assorbire il mordente"VI . Il contenitore viene inclinato alternativamente da un lato ad un altro per evitare il depositarsi di sali che bloccherebbero la morsura. Bosse non aveva questo problema poichè versava il mordente sulla lastra inclinata. Comunque questa procedura necessitava di un mordente più forte perchè l'azione sulla lastra era intermittente. Se la lastra è immersa nella vaschetta il contatto con il mordente è costante e quindi agisce rapidamente.
Rueda raccomandava per le lastre più grandi di preparare una piccola parete di cera per contenere il mordente o se si preferiva prepararne una di carta usando uno spesso foglio di carta ripiegato. La carta andava preventivamente impermeabilizzata con una miscela di trementina veneta, olio e cera. Questo modo di lavorare con la cera non era affatto nuovo dato che già Benvenuto Cellini lo aveva descritto ne I Trattati dell'oreficeriaVIII.

Bosse aveva già descritto come costruire una vaschetta di cera per contenere una lastra nel paragrafo dove parlava dell'uso della vernice molle o della vernice nera che noi usiamo normalmente. Quando lui parla di eau forte de départ o soluzione per la sgrassatura del metallo, si riferisce a una soluzione che comprende acido solforico o solfato idrato di rame, nitrato di potassio e talvolta solfato di potassio e alluminio. Cellini si riferiva a questa miscela come agua fuerte de cortar.

Bosse ritiene utilizzabile il primo metodo di morsura sia per l'acquaforte che per la cera molle. Charles Nicolas Cochin nell'edizione del 1745 del suo manuale, conferma l'opinione di Bosse riguardo alla validità del metodo couler, ma per la prima volta egli invoca ragioni di sicurezza riguardo all'applicabilità del metodo: "è molto migliore, non intacca la vernice e evita altri possibili incidenti: ad esempio non è pericolosa per gli occhi e per le vie respiratorie come quella di depart"IX. Il metodo couler di Bosse è indubbiamente meno tossico di quello per immersione. L'aceto di vino e il sale sono tra i componenti principali. Essi costituiscono delle sostanze con cui si ha a che fare comunemente, privi di qualsiasi effetto tossico. L'acetato di rame è solubile e a buon mercato e rilascia acido acetico quando viene idrolizzato; cosicchè esso non ha gli effetti nocivi di altri acidi forti. Viene generalmente usto come un fungicida in agricoltura. Il cloruro di ammonio qualora venga esposto ad alte temperature libera ammoniaca e acido cloridricoX entrambi allo stato gassoso. I rischi prodotti da queste esalazioni possono essere evitati sostituendo l'aceto di vino con una soluzione 1:3 di acido aceticoXI. In questo modo i sali possono essere disciolti a freddoXII.

Abbiamo provato entrambe le versioni e possiamo confermare che una volta miscelato, il mordente non produce prodotti volatili. Tuttavia entrambi producono un forte odore che rendono consigliabile coprire la vaschetta durante la morsura.

Il metodo couler di Bosse è segnalato come il più importante metodo di incisione in tutti i manuali fino a metà del XIX sec. quando venne sostituito dall'acido nitrico e dall'acido cloridrico. Ad eccezione del mordente olandese si può notare come le vecchie tecniche utilizzate nei laboratori di incisione fossero meno tossiche di quelle utilizzate oggigiorno.

In qualche manuale del XX sec. il vecchio metodo di Bosse era citato come una curiositàXIII e i metodi basati sugli acidi forti che vengono utilizzati oggi sono raccomandati. Sebbene Melis-MariniXIV avvertisse già nel 1916 sui rischi per la salute dell'uso di acidi a causa delle esalazioni velenose (sconsigliando l'acido nitrico) e progettò come misura preventiva un apparato per evitare il contatto umano con la lastra durante la morsura. Nel XIX sec. i pericoli per la salute nell'utilizzo delle morsure con acidi non erano affatto percepiti.

Alla fine del XX sec. l'acquisita coscienza ambientale verso la non tossicità comincia ad apparire nelle pubblicazioniXV che riguardano l'incisione e cominciano ad essere proposti metodi alternativi agli acidi.

Qualcuno di essi era già conosciuto come nel caso del percloruro ferrico, altri sono nuovi ma basati su componenti presenti in formule più antiche come i sali e i solfati. Si può vedere come la ricerca di nuovi materiali e procedimenti abbia portato ad un ritorno degli antichi sistemi usati. Il mordente Bordeaux proposto da Cedric GreenXVI è una soluzione concentrata di solfato di rame che incide lo zinco senza produrre prodotti volatili nocivi. Una soluzione simile per incidere l'alluminio e lo zinco è quella proposta da Nik Semenoff basata su solfato di rame, sale e bisolfato di sodioXVII. Come si può vedere queste ricette così come altre recentemente proposte non si discostano molto da quelle di Bosse.

Tra i metodi non tossici il più importante è senza dubbio quello del cloruro ferrico, sebbene bisogna prendere delle precauzioni (uso di maschera e guanti) durante la preparazione e la manipolazione, la gran parte dei ricercatori afferma che è molto meno tossico dell'acido nitrico e di quello cloridricoXVIII. Friedhard Kiekeben ha studiato attentamente le differenti ricette che comprendono il cloruro ferrico adattandole ai differenti metalli (zinco, rame, alluminio, acciaio...) e applicandole sia in vaschetta che in contenitore verticale questi metodi sono noti come Edinburgh Etch.XIX

Il contenitore verticale proposto da Keith HowardXX è come indica lo stesso nome un contenitore per incidere le lastre verticalmente che può essere usato con il cloruro ferrico i vantaggi di questa procedura sono molti, i sali non vengono depositati nei solchi; la superficie del mordente a contatto con l'aria è considerevolmente ridotta se comparata con quella del sistema a vaschetta, un sistema di circolazione simile a quello utilizzato negli acquari produce delle turbolenze nel mordente cosicchè esso viene continuamente riattivato; un certo numero di lastre possono essere acidate contemporaneamente con il vantaggio che questo non implica l'occupazione di più spazio; questa proposta è un'evoluzione del metodo à couler di Bosse.

Contemporaneamente alla sostituzione dei componenti delle soluzioni mordenti vi è un'evoluzione di altri aspetti tecnici dell'incisione. Il primo utilizzo dell'incisione fu per agevolare il lavoro a bulino, si tracciava un disegno sulla lastra che in un secondo tempo veniva ripreso a bulino. L'antico dominio del bulino, tranne eccezionali casi come Rembrandt o Callot, inizia a declinare. Nel XIX sec. e in tutto il XX sec.l'incisione è protagonista; un procedimento semplice che non richiede una enorme esperienza come l'uso del bulino. Il consolidarsi delle tecniche indirette e il fluire di nuovi procedimenti basati su questi, spiega l'incremento di nuove formule per i mordenti. I prodotti chimici commercializzati forniscono composti sempre più complessi, evitando in tal modo la necessità di miscelare da soli i componenti. La maggior parte di questi prodotti, di facile utilizzo, sono essenzialmente basati su acido nitrico e cloridrico. Ma non tutti sono a conoscenza dei possibili rischi e conseguenze dell'uso e abuso di tali sostanze. Gli acidi rilasciano gas e spesso la ventilazione nei laboratori non è sufficiente così come gli indumenti protettivi (maschere, guanti..), questi sono i fattori che ci espongono a possibili rischi per la salute. Anche avere poca cura nello smaltimento e nello stoccaggio degli acidi è un rischio per l'ambiente.

Infine, è stato dimostrato che possiamo tranquillamente stampare utilizzando prodotti ecologici, questa tendenza crea un revival di materiali e procedimenti del passato. Non solo mordenti, basati su sali e solfati, ma prodotti e metodi per pulire la lastra con olio e acqua, sgrassare con sale e acetoXXI, o talco mischiato con acqua e altro ancora.

Il nuovo secolo è iniziato con una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla stampa d'arte uniti al preservare incrementando questo linguaggio artistico. Non dobbiamo dimenticare che in ogni lavoro artistico la tecnica è al servizio dell'espressione e della creatività. Il nostro dovere come insegnanti/ricercatori e artisti è fornire pratiche sostenibili per il futuro dell'arte e diffondere questa conoscenza e questi metodi.

note:
I Bosse, A. Traité des manières de graver en taille douce sur l'airin. Par le moyen des eaues fortes et des vernix durs et mols. (Paris: 1645), p. 11
II Rueda, Manuel de. Instrucción para gravar en cobre y perfeccionarse en el gravado à buril, al agua fuerte, y al humo con el muevo methodo de gravar las planchas para estampar en colores, à imitación de la Pintura. (Madrid: Joachin Ibarra, 1761), p. 68-71
III Bosse, A. (1645) p.30 e successive.
IV Courboin, François. L'estampe Française. (Paris), p.34
V Il metodo seguito da Le Clerc è spiegato nel manuale spagnolo quando produsse la nuova edizione del Traité des manières de graver en Taille Douce. Ch. N. Cochin raccolse il procedimento di Le Clerc nella seconda nuova edizione del trattato di Bosse ed è certo che Rueda lo trascrisse da questa edizione.
VI Rueda, Manuel de. (1761) p. 71
VII Rueda, Manuel de. (1761) p.145-151
VIII Benvenuto. Tratados de orfebrería, escultura y arquitectura. ( Reissue, Madrid: Akal,1989) p.147
IX Bosse, A. De la manière de graver à l'eau forte et au burin. Et de la gravûre en manière noire. Revûe, corrigée & augmentée du double par Ch. N. Cochin. (Paris: Ch.A.Jombert, 1745) p.93
X VVAA. Making Art safely. (USA: John Wiley & Sons, Inc., 1996) p.191
XI Acido acetico ad una concentrazione del 50% è molto corrosivo per i tessuti e può causare bruciature. A concentrazioni non corrosive non è tossico, i suoi sali ed esteri si chiamano acetati.
XII Perrot, A.M. Nouveau manuel complet du graveur ou traité de l'art de la gravure en tout genre. (Paris: Encyclopédie Roret, 1830). Facsímil Inter-Livres, 1988
XIII Adéline, J. Vocabulario de términos de Arte. (Madrid: La ilustración española americana, 1888); Melis Marini, Felice. El aguafuerte y demás procedimientos de grabado sobre metal (Milano: 1916) (Barcelona: E. Meseguer 1954) 2a.ed. 1973 p.21
XIV Melis Marini, F. (1916) p.41- 42
XV Figueras, Eva. El grabado no tóxico: Nuevos procedimientos y materiales (Barcelona: Publicaciones y Ediciones de la Universidad de Barcelona, 2004).Primo libro in lingua spagnola sull'icisione atossica.
XVI Green, Cedric. Green Prints (Sheffield: Ecotech Design, 2002)
XVII Semenoff, Nik.; Bader, L.W. "Intaglio Etching of aluminium and zinc using an improved mordant" a: Leonardo, vol 31, 1998
XVIII Hoskins, Stephen. "The chemistry of ferric chloride" a: Printmaking Today, vol.4, núm.2 1995
XIX Kiekeben, Friedhard. "The Edinburgh Etch: A breakthrough in non-toxic mordant", Printmaking Today, vol. 6, n. 3, 1997
XX Howard, Keith. Non-toxic intaglio printmaking. (Canadá:1998), p. 30-32
XXI Cochet, Gustavo. El grabado. (Buenos Aires: Poseidón, 1947), p.189


Eva Figueras Ferrer, è un'artista e Professore di Belle Arti presso l' Università di Barcellona.
Informazioni sul libro El Grabado no tóxico: Nuevos procedimientos y materiales.

Publicacions i Edicions de la Universitat de Barcelona
C/Pau Gargallo, 4 (08028 Barcelona- Spain). Tel 933333466; e-mail: efigueras@ub.edu