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26.04.2006 Toner transfer, fotoincisione, fotopolimeri. VII° parte corso di stampa e incisione Chiara Giorgetti
 

Come già detto in precedenza, ogni mezzo, metodo, tecnica, viene scelto per realizzare nel modo migliore, e coerentemente con il progetto di partenza, il proprio lavoro artistico. La tecnica che si sceglie è il sistema che meglio di altri ci permette di raggiungere il risultato desiderato, ricordandoci sempre che non è la tecnica che decide la qualità dell'opera o l'autenticità e originalità della stessa, questo vale in special modo quando si parla di incisione e stampa d'arte.

Molti giovani artisti, e artisti da sempre legati al mondo della stampa d'arte e dell'incisione, lavorano con immagini fotografiche e digitali prodotte o elaborate al computer, accanto alle tecniche cosiddette tradizionali sono ormai largamente usati anche sistemi ritenuti da molti accademici non "originali", come se "una tecnica, almeno all'inizio, non fosse un tentativo prima, un esperimento poi, infine una consuetudine, che si diffonde nei secoli" (vedi Marco Fragonara).

Ci sono svariati modi per trasferire il proprio lavoro fotografico o digitale su una matrice da cui trarre stampe.

Transfer da fotocopia
Il metodo classico è quello che vede l'impiego di diluenti come l'acetone o la trielina (ma anche il diluente nitro) distribuiti sul retro dell'immagine fotocopiata posta a faccia in giù sulla superficie di una lastra perfettamente sgrassata.

Il sistema è semplice ed economico, una fotocopia dell'immagine ben carica di nero, ovatta, diluente e naturalmente la lastra. Al di là della nota dannosità per la salute nell'impiego di queste sostanze, (che richiedono sempre spazi ben areati) non tutti i tipi di toner delle nuove macchine fotocopiatrici permettono questo trasferimento senza problemi. La qualità dell'immagine finale in questi casi non è abbastanza buona, si perdono dettagli importanti e i contorni risultano sfumati e illeggibili, talvolta il toner non si trasferisce affatto, non rilasciando così la pellicola nera antiacido con l'immagine.
Questo può accadere anche per uno scarso controllo della tecnica, ma negli ultimi anni il motivo è legato alla qualità dei toner impiegati.

Toner transfer da acetato
Un sistema che funziona benissimo è quello che ci permette di avere una pellicola acidoresistente partendo da un foglio di acetato stampato con una stampante laser (e non a getto di inchiostro).

Si procede facendo una copia in negativo dell'immagine, su un acetato, bisogna assicurarsi che l'acetato (lato toner) e la lastra siano pulite e prive di impronte digitali. Molta importanza assume anche il contrasto dell'immagine, per una prima prova meglio utilizzare un'immagine che non abbia una scala di grigi troppo delicata.
Eliminate eventuali tracce di sporcizia dalla superficie della matrice poggiare l'acetato (il lato toner è ovviamente quello opaco) con il disegno a contatto della lastra fermandolo sugli angoli con nastro adesivo. Poggiare quindi sopra un panno di cotone finissimo e dalla trama fitta. Accendere il ferro da stiro con temperatura cotone, o un po' inferiore, (no vapore) e tenere la piastra calda del ferro per circa 1,5 - 2 minuti su una zona della lastra di metallo, muovendola un po' di tanto in tanto.

A questo punto i modi sono tanti, ciascuno vedrà come meglio fare in relazione al tipo di immagine, ai contrasti dei neri, ecc.. spesso si preferisce verificare il distacco del toner dall'acetato alla lastra sollevando un angolo dell'acetato stesso. Dove il nero non si è distaccato uniformemente, lasciando dei buchi di colore, insistere con la punta del ferro caldo fintanto che anche in quelle aree il nero risulti uniforme. Tenere alzato poi l'acetato con una mano mentre con l'altra e il ferro si procede al distacco delle restanti aree. Si può però anche lasciare raffreddare in maniera naturale e rimuovere lentamente l'acetato.

Chiaramente se la lastra di metallo è piccola i problemi praticamente non ci sono, ma già con un formato A4 può invece essere necessario impratichirsi un poco.
Le imperfezioni possono essere corrette con un pennarello indelebile o con la vernicetta da acquaforte.

Una "stiratura" troppo lunga e calda può causare un'eccessiva espansione del disegno o addirittura l'accartocciamento dell'acetato (rendendolo così inservibile per proseguire il lavoro) per contro, se non si riscalda sufficientemente il toner, questo non fonde bene e non si fissa correttamente sul metallo.

Una volta pronta la lastra con su l'immagine trasferita la si fa freddare quindi si procede con la granitura a colofonia nei modi usuali. A questo punto si esegue una morsura nei modi e tempi necessari.

Completata la morsura si sciacqua bene con acqua, si toglie la colofonia con alcool e si rimuove il toner rimanente con l'acetone.
Un altro metodo consiste nell'utilizzo di carte speciali per la fabbricazione dei circuiti stampati. Con questi fogli è possibile trasferire facilmente l'immagine. Si stampa il disegno su uno di questi fogli speciali, utilizzando una comune stampante laser, o in alternativa una fotocopiatrice, con un ferro da stiro si trasferisce il disegno direttamente sulla lastra.

La fotoincisione
Il metodo della fotoincisione permette di raggiungere ottimi risultati quanto a leggibilità dell'immagine.

I laboratori che utilizzano la fotoincisione in Italia per gli artisti sono davvero pochi, ma sono l'unica alternativa se non si dispone di spazio adeguato e attrezzature. La fotoincisione è infatti un procedimento fotografico e dalla qualità dei materiali usati (oltre che dalla perizia tecnica) dipende la resa finale.

Con poca spesa e una prima fase di prove per ottimizzare diversi fattori, la qualità sarà buona.

Per iniziare è necessario avere un positivo trasparente su pellicola fortemente contrastata, il positivo deve avere una puntinatura, una trama poiché non viene eseguita una granitura. Si spruzza poi uno spray photoresist (o si distribuisce una gelatina fotosensibile) si lascia seccare seguendo attentamente le indicazioni e avvertenze riportate sul foglietto di istruzioni.

Usando il computer si può disporre di un positivo in pochi minuti, stampando il nostro lavoro con una buona stampante a getto d'inchiostro o meglio ancora laser, in scala 1:1 con una risoluzione di almeno 300 dpi.

Si mette quindi a contatto la pellicola con la superficie preparata della lastra pressandola opportunamente in modo tale da permettere una perfetta aderenza, si espone poi la parte emulsionata ad una fonte luminosa.

Avete quindi bisogno di un bromografo o di una lampada abbronzante per l'esposizione, eventualmente sovrapporre due positivi per rinforzare la texture, tanto più definita sarà la pellicola tanto più sarà definito il lavoro finale. I tempi di esposizione dipendono da molti fattori, primo fra tutti la potenza delle lampade, dalla marca del photoresist e dal suo invecchiamento. L'unico modo è fare dei provini con tempi diversificati.

Si sviluppa la lastra così impressionata (tutti i passaggi fin qui elencati si devono fare in camera oscura) con soda caustica (NaOH, idrossido di sodio, va maneggiato con estrema attenzione). Alla fine del processo sciacquate bene la lastra con acqua corrente e acidate nel solito modo.

Per ultimo si rimuove il photoresist rimanente con l'acetone.

Il metodo qui sopra elencato, anche se ancora utilizzato dai laboratori di fotoincisione per artisti, sta cadendo in disuso, un pò a causa della nocività dei diversi prodotti e in buona parte per l'introduzione di un metodo assai più veloce, economico, semplice e atossico.

Pellicole e lastre polimeriche
L'utilizzo di lastre polimeriche con sviluppo ad acqua è piuttosto diffuso in ambito tipografico, vi sono lastre foto polimeriche in nylon sviluppabili ad acqua o con soda caustica, pellicole polimeriche e fogli di poliestere su cui si può stampare l'immagine dalla propria stampante e in seguito inchiostrarla come una litografia.
Una quantità insomma di prodotti misconosciuti in Italia, ma molto usati dagli artisti in Germania, Stati Uniti e Scandinavia.

Oltre a semplificare parecchio il lavoro le lastre o pellicole polimeriche con sviluppo ad acqua hanno il vantaggio di essere atossiche. A questo proposito ricordo l'intervista dedicata a Welden e la pagina di Keith Howard dedicata all'Intaglio Type.

Le immagini sono trasferite sul supporto, in genere una lastra di zinco o acciaio con una emulsione fotosensibile, usando un acetato come positivo oppure disegnando direttamente sulla superficie della pellicola.
Nel sito di Welden, Solarplate, è chiaramente spiegato tutto il procedimento oltre ai consigli per rimediare agli eventuali errori commessi durante la procedura.

L'héliogravure e altri procedimenti di stampa
Molti confondono la fotoincisione con l' héliogravure o photogravure che dir si voglia, ma si tratta di due procedimenti diversi. Per una pagina sull'argomento vedere l'intervista ad Arrigo Mamone che lavora con le antiche tecniche fotografiche nel suo laboratorio di Verona.


Per maggiori informazioni sulle tecniche:
www.solarplate.com
www.psy.ku.dk/ross/Ph_grav.html
www.curtis-collection.com/process.html
www.druckstelle.info/en/photogravure.htm
Puretch®: www.capefearpress.com/puretch.html
ImagOn®: www.praga.com/imagonhm.htm
ToyoboPrintight®: www.toyobo.co.jp/e/seihin/xk/clight

Alcuni articoli con artisti che lavorano con questi metodi, su Printshow:
Kevin Haas
Sergio Durante
Michael Schneider
Barbara Zeigler
Barbara Milman
Graphicstudio


 
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