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20.02.2009 La Suite Vollard al Vittoriano Laura Pagliani
 

Si è da poco conclusa la mostra, ospitata nel Complesso del Vittoriano, che ha reso omaggio a Pablo Picasso e alla sua opera nel periodo tra le due guerre mondiali. Fondamento della scelta espositiva è stato il viaggio compiuto dall'artista in Italia nel 1917 che lo ha portato a soggiornare a Roma per circa due mesi, durante i quali ha avuto modo di entrare in contatto diretto con le opere dell'antichità. Quest'esperienza ha segnato profondamente la vita e la stessa concezione artistica di Picasso che è stato opportunamente definito "L'Arlecchino dell'arte" nel titolo della mostra.

Come Arlecchino, ha potuto infatti riunire in sé varie personalità e quindi stili, dal cubismo al neoclassicismo, avvicinandosi al surrealismo e all'espressionismo. L'idea di non scindere le diverse maniere pittoriche, ma al contrario di integrarle, nasce nel momento in cui si trova di fronte ad una concezione artistica molto diversa dalla propria, quella dell'arte classica romana, che comincia a sentire come punto di partenza imprescindibile delle sue sperimentazioni. D'ora in avanti tutto fa parte di un unico stile che rinnova se stesso accogliendo elementi sempre nuovi, spesso anche in forte contrasto tra loro, dando vita all'eclettismo caratteristico della visione dell'arte di Picasso.

La mostra è stata improntata a mettere in evidenza concreta il carattere di eterogeneità del lavoro di questo grande artista di cui sono state esposte più di 180 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni.

Momento di sintesi dell'eclettismo che caratterizza la produzione di Picasso nel periodo 1917-1937, è rappresentato dalla Suite Vollard (Ottawa, Musée des Beaux Arts du Canada), che proprio nell'ambito della mostra romana è stata presentata integralmente al pubblico.

La serie - ma possiamo veramente considerarla tale? - si compone di 100 stampe non rilegate, tra cui alcune puntesecche e per la maggior parte acqueforti, spesso arricchite da interventi all'acquatinta, al bulino, alla puntasecca o al raschietto, realizzate tra il 1930-1937. Si tratta di un insieme a prima vista non omogeneo per tematiche e stile, tanto da rendere difficile poter parlare di una serie appunto. Alcuni soggetti di queste stampe formano però dei nuclei tematici specifici ('Rembrandt', 'Il Minotauro', 'Il Minotauro cieco', 'Lo studio dello scultore', 'Battaglia dell'amore') che hanno costituito anche un criterio di esposizione nel corso degli anni. In realtà i gruppi, ma anche le singole incisioni, presentano una fitta rete di connessioni e associazioni possibili, che la semplice suddivisione in soggetti non lascia emergere. I curatori della mostra del Vittoriano, nella disposizione delle tavole, hanno scelto di non conferire un eccessivo rilievo visivo alle affinità da loro rintracciate, permettendo così allo spettatore di poter sviluppare da sé i propri collegamenti, presentando le opere come un grande puzzle il cui soggetto cambia a seconda di chi lo guarda.

Il raggruppamento in nuclei tematici è stato quindi solo parzialmente rispettato e spesso interrotto da altri tipi di associazioni legate, ad esempio, alla tecnica - a volte si ha l'impressione di trovarsi davanti a passaggi di stato - o alla presenza di un elemento ricorrente in più composizioni. È questo il criterio espositivo più adeguato alla fruizione dell'opera? Considerando il carattere originario delle cento stampe, la risposta non può che essere affermativa, dato che non nascono per far parte di unico volume e sono quindi suscettibili di continui cambiamenti nella loro disposizione.

La sola indicazione fornita allo spettatore nell'approcciarsi alla Suite è stata quella di iniziare il proprio percorso dai tre ritratti di Ambroise Vollard, realizzati da Picasso nel momento della sua prematura morte. Così facendo si è voluto mettere in risalto proprio il ruolo che ebbe il mercante francese come committente delle incisioni. Non sarebbe stato invece più giusto collocare i tre ritratti al termine del percorso conoscitivo dell'opera? Questi ne rappresentano infatti un naturale epilogo, essendo stati concepiti come un omaggio postumo e come un completamento numerico dell'insieme. Del resto è così che vengono presentati nel catalogo della mostra stessa.

Fondamentale infine è risultata la novità dell'esposizione dell'intera Suite Vollard che ha consentito di apprezzare di riflesso la ricchezza e la complessità dei riferimenti artistici di Picasso dall'arte classica, al cubismo, al surrealismo che vengono convogliati in un'unica poetica artistica dal carattere 'proteiforme', come è stato più volte evidenziato durante il percorso espositivo.


La Suite Vollard
'Picasso 1917-1937. L'Arlecchino dell'arte'
Roma, Complesso del Vittoriano
11 ottobre 2008 - 8 febbraio 2009

Laura Pagliani (galatea3@alice.it) è una giovane storica dell'arte romana; si occupa di grafica ed ha al suo attivo importanti collaborazioni con l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, nel settore delle Collezioni di Stampe e Disegni della Calcografia.