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08.06.2009 L'essenza di un'assenza. Chiara Giorgetti Dario Mazzoni
 

Si è appena conclusa la mostra di Chiara Giorgetti allo spazio ST.ART.47. Artista a me cara per l'intreccio di esperienze professionali e umane che ci lega ormai da anni, Chiara ha presentato in questo spazio multifunzionale una parte della sua ricerca artistica sviluppata utilizzando il linguaggio fotografico, uno dei mezzi di cui si avvale nel suo lavoro.

Nedda Bonini
Ormai ne ero certo.
Non ci sarebbe stato alcun
ritorno.
Conny Stockhausen

Nelle opere di Chiara Giorgetti vi è l'evidenza dell'assenza, o meglio: l'evidenza di un'assenza… quella dell'essere umano. Un essere umano che comunque si ritaglia il ruolo - e come potrebbe Essere altrimenti - di convitato di pietra: assente ma incombente, invisibile ma soffocante. Come negli interni catturati nelle istantanee dell'artista, dove si va dalla luce dei lampadari alla curvilinea architettura di un WC: come dire dal "sacro" (in ALTO, la luce e tutta la simbologia correlata ad essa, non ultima l'hybris, cioè la protervia dell'uomo che, imitando la luce naturale del Sole ha voluto, in un certo senso, sostituirsi agli dei) e il "profano" (in BASSO, quell'oscuro buco del WC costruito per ingoiare - cioè nascondere - quello di cui l'uomo si vergogna).

Ma poi, quasi a volersi liberare da questi fastidiosi pensieri, Chiara Giorgetti guarda fuori, attraverso i vetri di una finestra probabilmente situata al secondo o terzo piano: almeno da lì l'uomo e le sue manifatture appaiono più lontani, discreti perciò emozionalmente meglio gestibili.

Questo distacco (assenza / lontananza) per Giorgetti si rende necessario in quanto fermamente - forse anche fieramente - convinta dell'involuzione comunicativa subìta dall'uomo al progredire della civiltà, o per meglio dire al progredire del proprio benessere.

Il benessere porta a non chiedere aiuto agli altri, il non chiedere aiuto conduce, inevitabilmente, alla distrofia della relazione interpersonale.

L'approccio di quest'artista è di tipo prossemico (termine coniato negli anni '60 dall'antropologo Edward T. Hall), con quello studio degli ambienti - sia esterni che interni - le cui forme e dimensioni diventano fondamentali per lo svilupparsi o l'inaridirsi della comunicazione umana.

Ma questo processo ossidativo delle emozioni non è irreversibile. Ecco perciò la speranza, la classica luce in fondo all'ancor più classico tunnel: una luce fioca, traballante ma presente. E' la possibilità di togliere la patina che impedisce la traspirazione delle emozioni…

… Per cominciare si potrebbe, per esempio, riappropriarsi di una corretta dimensione del tempo e della memoria.

E quale miglior modo per farlo uscendo dalla "giungla d'asfalto" in cui molti di noi si trovano a dover vivere per affrontare - anche solo visivamente - il tempo geologico delle montagne, dei boschi, dei bacini idrici (esercizio che Chiara Giorgetti ha effettuato andando a rielaborare istantanee di "esterni" effettuate da suo padre molti anni prima): non come banale esercizio bucolico né come ipocrita fuga dalla "odiata" modernità ma come salutare esercizio di ridimensionamento egoistico ed egotistico.

In tal modo l'hybris umana si attenuerebbe in modo significativo.

E da lì si potrebbe ripartire per raggiungere la solita luce che ammicca all'uscita del nostro beneamato tunnel.

Che si tratti di luce naturale o artificiale, a questo punto, non importerebbe granché.
C. Giorgetti: Generalmente il mio lavoro parte da un'idea o una memoria e solitamente il punto di partenza è una sensazione o uno stato d'animo che cerco di comunicare all'osservatore. Si tratta di una specie di riflessione sulla malinconia e sull'assurdità dell'esistenza umana. Una delle tematiche costanti che attraversano il mio lavoro da anni è l'impotenza umana. Impotenza nel senso più ampio: nel relazionarsi con gli altri e con l'ambiente circostante. Concentro la mia ricerca sull'intimità, la distanza e la comunicazione tra persone e specialmente sullo spazio fisico dove vivono. L'opera ruota attorno agli stessi temi: la storia dell'uomo, la percezione del dentro e del fuori, il tempo e la memoria, il distacco dal non-necessario e la relazione problematica con un ambiente dominato dalla tecnologia.

Per lo spazio St.Art ho realizzato 3 lavori che ripercorrono idealmente la mia storia personale attraverso mezzi espressivi fotografici diversi che hanno caratterizzato le diverse epoche: le diapositive, le polaroid, il digitale.


Nove immagini
Le 9 immagini presentate sono diapositive 6x6 scattate da mio padre negli anni '50 con una Zeiss Ikon Ikoflex. Le ho scelte perché rappresentano la mia eredità-memoria unita al percorso fisico da lui fatto per raggiungere la cima della montagna alla ricerca della bellezza come verità universale. Le immagini sono state selezionate, tra le tante da lui fatte, per l'assenza di persone, case e per la ricercatezza degli equilibri formali. Le ho scansionate nei due versi per mantenere i bordi della pellicola e accuratamente restaurate in digitale per togliere ogni macchia di muffa e sporcizia, quindi stampate su un vinile 150x150 cm.

Atlante
Si tratta di una sequenza-atlante di 141 immagini scattate con una macchina Polaroid 600 nel corso degli ultimi 12 anni nei luoghi dove ho abitato. Ritraggono gli interni delle stanze e la vista dalle finestre di quelle case in città diverse, gli oggetti e i rituali quotidiani.

Fuori
La vista da una finestra sul tetto, chiusa da un vetro che ci sottrae e rivela contemporaneamente l'esterno. Lo scatto originale, realizzato con una Canon EOS 400D DIGITAL è stato modificato sostituendo il colore verde-azzurro con un rosso irreale. Il lavoro finale è una stampa digitale su carta baritata montata su alluminio.
Chiara Giorgetti
Nata nel 1963 vive a Firenze e Milano dove è Docente di Stampa d'arte all'Accademia di Belle Arti di Brera. Si occupa di fotografia, web e grafica d'arte. Dopo gli studi scientifici studia pittura all'Accademia di Belle Arti di Firenze e in seguito frequenta i corsi della Scuola Internazionale di Arte Grafica Il Bisonte a Firenze e della Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Nel 2001 fonda la rivista digitale Printshow.it dedicata alla grafica d'arte, ai libri d'artista e ai multipli, occupandosi in particolare della trasformazione del concetto contemporaneo di stampa d'arte. Dal 1985 partecipa a mostre, tiene conferenze e workshop in Italia e all'estero e collabora con riviste tra cui Grapheion International Review of Contemporary Prints, Book and Paper Art e Um:Druck , rivista di grafica e arti visive. Tra le esperienze più importanti le letture fatte nel 2008 alla School of Publishing and Printing presso il London College of Communication dell'University of Fine Arts di Londra e il ciclo di conferenze alla University of Connecticut, Department of Art and Art History e alla University of Hartford (CT), Hartford Art School, oltre al Simposio Internazionale Printing arts as a field of investigation, organizzato alla Kunstlerhaus di Vienna in occasione della Triennale di Grafica Internazionale nel 2007.


Chiara Giorgetti - Il ritorno
dal 16 maggio al 6 giugno 2009

Associazione Culturale St.Art.47
Via Della Cittadella 47 Ferrara
In collaborazione con Nuovecarte - www.nuovecarte.net

Poesia di Conny Stockhausen
www.connystockhausen.com


 
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